16 Mag

Ridurre il sale nella dieta. I consigli

spoon of pink himalayan salt on wooden table

Riducendo gradualmente il consumo di sale si migliora la sensibilità gustativa

Segui queste semplici regole, a casa con tutta la  famiglia e nei pasti fuori casa per meglio apprezzare i cibi.

1. Quando fai la spesa, controlla le etichette e preferisci i prodotti con minor contenuto di sale per porzione o per 100 grammi

2. Per gli alimenti di produzione locale (primo fra tutti il pane, ma anche ad es. i latticini) chiedi la disponibilità di prodotti con minor contenuto di sale.

3. Per riscoprire il piacere di una buona cucina,  riduci il consumo di piatti industriali, di sughi già pronti e di  cibi in scatola, ma anche quando dovessi servirtene controlla l’etichetta e scegli per il meglio

4. Insaporisci i cibi con erbe aromatiche fresche, spezie o usando limone e aceto, limitando l’uso di condimenti molto ricchi in  sodio (dado da brodo, ketchup, salsa di soia, senape, ecc.)

5. Aggiungi gradualmente meno sale, e sempre iodato, alle TUE ricette, facendo sì che la famiglia si abitui pian piano a mangiare meno salato: scoprirete che pasta, riso, bistecche, pesce, pollo, verdure o patate (anche fritte) sono buonissimi se consumati con meno sale e col tempo anche senza

6. A tavola, niente saliera, metti solo olio e aceto perché qualcuno non ceda alla tentazione di tornare indietro

7. Non aggiungere sale alle pappe dei tuoi bambini, loro non ne hanno e non ne sentono la necessità: non essere tu ad introdurre le cattive abitudini!

8. Latte e yogurt sono una buona fonte di calcio e contengono naturalmente le piccole quantità di sale necessarie alla nostra salute. Preferisci i formaggi freschi a quelli stagionati

9. Durante gli spuntini, frutta o spremute sono un’ottima alternativa agli snack salati; e se mangi un panino, puoi prepararlo con alimenti a basso contenuto di sale

10. Nell’attività sportiva leggera reintegra con la semplice acqua i liquidi perduti attraverso la sudorazione

21 Mar

Occhio all’etichetta!

Nutri-Score è un sistema di etichettatura dei prodotti alimentari sviluppato in Francia che semplifica l’identificazione dei valori nutrizionali di un prodotto alimentare utilizzando due scale correlate: una cromatica divisa in 5 gradazioni dal verde al rosso, ed una alfabetica comprendente le cinque lettere dalla A alla E. Lo strumento è stato sviluppato da un gruppo di ricercatori universitari francesi denominato EREN (Equipe de Recherche en Epidémiologie Nutritionnelle]) ed è un sistema a punteggio il cui fondamento sono le tabelle nutrizionali della Food Standards Agency del Regno Unito.

Lo strumento è stato ipotizzato per la prima volta dal gruppo di ricerca nel 2013, con la pubblicazione di un rapporto contenente diverse proposte di salute pubblica tra le quali si sosteneva l’importanza di adottare un sistema di voti (inizialmente solo alfabetico dalla A alla E) da stampare sulle confezioni alimentari per consentire al consumatore un facile confronto tra le qualità nutrizionali di diversi prodotti

La scala nasce dall’idea di semplificare la lettura della tabella nutrizionale classica e permettere una scelta di prodotti più rapida in base alle esigenze del consumatore; secondo il Ministero della Sanità francese, questo sistema dovrebbe permettere un più facile accesso ai cibi confezionati “sani”, contribuire alla “lotta all’aumento delle malattie cardiovascolari, l’obesità ed il diabete

L’applicazione diffusa di questo sistema di valutazione è stato variamente osteggiato dall’industria agroalimentare anche con vere e proprie operazioni di lobbying segnalate anche da diversi ricercatori. All’inizio del 2017 il Ministero della salute francese ha confermato il proprio impegno nel diffondere il più possibile l’utilizzo di questo strumento senza però renderlo obbligatorio per le industrie alimentari, secondo i criteri del regolamento europeo del 2011 sull’informazione al consumatore sui prodotti alimentari

Nello stesso anno, la Commissione europea ha presentato al Parlamento ed al Consiglio Europeo una relazione sull’opportunità di un’ulteriore armonizzazione dell’etichettatura nutrizionale

Il 15 febbraio 2018, 33 aziende agroindustriali e di distribuzione hanno annunciato il loro impegno a mettere il punteggio Nutri sui loro prodotti.[senza fonte] La banca dati alimentare gratuita di Open Food Facts calcola il punteggio con il punteggio Nutri per i prodotti completi nella sua base

– l’etichetta a semaforo ideata dai francesi che assegna un colore, e dunque un “via libera” o meno, ad ogni alimento in base al livello di zuccheri, grassi e sale. La proposta italiana è denominata invece “etichetta a batteria” e prende in esame non i singoli cibi, bensì la loro incidenza all’interno di una dieta.

I DIFETTI DEL NUTRISCORE

L’iniziativa italiana, di fatto, sposa la battaglia che da anni porta avanti Federalimentare a difesa della salute e del Made in Italy. “Il meccanismo del Nutriscore metterebbe sullo stesso piano alimenti molto diversi, a discapito delle eccellenze della dieta mediterranea, celebrata in tutto il mondo come la più sana. Ne farebbero le spese prodotti determinanti quali, tra gli altri, l’olio extravergine di oliva, il parmigiano e il prosciutto crudo”.

Nutriscore-contro-etichetta batteria

ETICHETTA A BATTERIA: COME VALORIZZARE LA DIETA MEDITERRANEA

La dieta mediterranea e il modello italiano si basano sulla piramide alimentare, che non esclude alcun cibo, ma ne indica le quantità consigliate, così da consentire una dieta varia e soddisfacente e allo stesso tempo equilibrata dal punto di vista nutrizionale. La proposta italiana per un sistema di etichettatura informativa sulla confezione – armonizzata a livello europeo – prevede l’indicazione di tutti i valori relativi ad una singola porzione consumata. All’interno del simbolo “batteria” è indicata la percentuale di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale apportati dalla singola porzione rispetto alla quantità giornaliera di assunzione raccomandata.

La parte carica della batteria rappresenta graficamente la percentuale di energia o nutrienti contenuta nella singola porzione, permettendo così di quantificarla anche visivamente. “La batteria  è il frutto di due anni di lavoro e del contributo di quattro ministeri: Salute, Esteri, Agricoltura e Sviluppo economico. Alla base scientifica di questo sistema di etichette hanno lavorato l’Istituto superiore di Sanità, il Consiglio superiore dell’Agricoltura e il Crea. All’Università Luiss è stato commissionato lo studio sul campo: è stato interpellato un campione di famiglie italiane alle quali sono state sottoposte entrambe le etichette, il nutriscore francese e la batteria italiana. E in questi giorni è arrivato il verdetto: le famiglie italiane si trovano indiscutibilmente meglio con la batteria. Forte di questa conferma, il governo italiano ora può fare le sue mosse a Bruxelles”.

Dott. Roberto Federico, Comitato Scientifico MYW8

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14 Mar

Virus e batteri si battono anche con l’igiene dell’alimentazione

Per la loro composizione e la facile deteriorabilità, gli alimenti possono costituire fattore di rischio per la salute. La scarsa igiene può comportare la compromissione del valore nutritivo degli alimenti e renderli veicoli di agenti infettivi. Le buone pratiche igieniche contribuiscono in maniera significativa alla sicurezza degli alimenti che, derivando da animali e vegetali, fanno parte di un ambiente in cui sono naturalmente presenti microrganismi e sostanze chimiche potenzialmente nocive.
La sicurezza microbiologica degli alimenti in commercio e la prevenzione della trasmissione di agenti di zoonosi sono priorità assolute degli operatori sanitari nel campo della sicurezza alimentare, attraverso piani di eradicazione o di controllo sugli animali vivi, autocontrollo da parte degli operatori del settore alimentare ed applicazione dei criteri microbiologici di sicurezza alimentare (Reg. CE 2073/2005).

È comunque  necessario che il consumatore conosca e adotti precauzioni, sia in fase di acquisto e conservazione che nella preparazione e nel consumo del cibo. Tali precauzioni possono evitare contaminazioni microbiche quali, ad esempio la contaminazione con Salmonella, Shigella, Listeria, Campylobacter, Escherichia Coli e le malattie a trasmissione alimentare da queste provocate. Gli alimenti più a rischio sono le carni macinate, le verdure e la frutta non sufficientemente lavate, i latticini e gli insaccati freschi. Un’altra causa di contaminazione microbiologica può derivare dall’uso di contenitori non puliti o dalla cattiva refrigerazione.

I principali consigli per prevenire patologie associate agli alimenti riguardano:

  • Il lavaggio accurato della frutta e delle verdure
  • il lavaggio delle mani prima di manipolare qualsiasi alimento
  • il lavaggio degli utensili usati
  • il lavaggio periodico del frigorifero
  • il cambio frequente di tovaglioli o strofinacci
  • la cottura che quasi sempre elimina il pericolo infettivo

Inoltre bisogna fare attenzione a non lasciare gli alimenti fuori dal frigorifero, a conservare gli stessi ben chiusi e separati . Non bisogna conservare nello stesso recipiente alimenti cotti e alimenti crudi. Gli alimenti crudi vanno separati da quelli pronti per il consumo (salumi, formaggi, latte…). Occorre infine riporre nel ripiano più basso del frigorifero i cibi che potrebbero gocciolare e, specie in occasione di barbecue.

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11 Mar

Nanoparticelle nel cibo. Gli additivi sono dannosi?

Tutti i giorni, senza esserne consapevoli abbiamo a che fare con un mondo microscopico, invisibile ai nostri occhi, composto da materiali le cui dimensioni elementari sono particelle di grandezza compresa tra 1 e 100 nanometri. Una misura difficile da immaginare: se si visualizza lo spessore di un capello umano, occorre poi provare a immaginare qualcosa di almeno mille volte più piccolo. Sono i nanomateriali, sostanze ingegnerizzate per acquisire proprietà che nella loro forma normale non avrebbero. A livello nanometrico, infatti, le proprietà dei materiali cambiano completamente ed è possibile sfruttare queste capacità in una vasta gamma di situazioni, dal campo dell’ingegneria e del design, con l’impiego di nanomateriali che hanno particolari doti di elasticità e resistenza, a quello medico e farmacologico, con la creazione di protesi biomediche o di nano-farmaci, ma anche a quello alimentare.

Le nanoparticelle negli alimenti
Anche l’industria alimentare utilizza una serie di additivi, e altre sostanze, in forma nano per migliorare gusto, colore, sapore, stabilità e conservazione degli alimenti. Ma sull’utilizzo delle nanoparticelle nel cibo ci sono parecchie perplessità, perché non è ancora stata definita una procedura in grado di verificare l’effettiva tossicità degli additivi, regolarmente autorizzati, quando sono utilizzati nella forma nano. Inoltre, a causa di una normativa ambigua, non sono neppure segnalati in etichetta. Per vederci chiaro la rivista Insalute, ha cercato le nanoparticelle in tre additivi. Si tratta del biossido di titanio (E171); dell’argento (E174) che dà ad alcuni prodotti come le decorazioni per torte il loro colore peculiare; e del biossido di silicio (E551), un additivo antiagglomerante usato in molti alimenti in polvere per evitare che con l’umidità si formino grumi.
I risultati del test sono stati esaustivi infatti le analisi hanno evidenziato che in quasi tutti i casi gli additivi segnalati in etichetta senza alcun riferimento alla loro forma nano, contenevano in realtà nanoparticelle in percentuali variabili dal 27 al 76% nel caso del biossido di titanio, e al 100% per quel che riguarda l’argento e il biossido di silicio. Il tutto nel silenzio colpevole dell’etichetta.

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10 Dic

La Mela

Và mangiata a morsi, con la buccia, scartando il torsolo

Ha la composizione ideale per le esigenze nutritive dell’uomo

È un frutto idratante, contiene fruttosio (che non interferisce con glicemia ed insulina), riduce i grassi nel sangue e fa bene alla bocca.

È un concentrato di LUCE SOLARE, cresce grazie alla luce solare che viene captata a livello di cloroplasti dove attiva la fotosintesi clorofilliana.

10 Dic

Motivi scientificamente provati per limitare il consumo di zuccheri

Zucchero raffinato e dolcificanti artificiali, meglio starne alla larga il più possibile e cercare di limitarne il consumo. La scienza sta indagando e confermando sempre più spesso gli effetti negativi per la salute del comune zucchero bianco e dei dolcificanti artificiali.
Meglio affidarsi allora ad alimenti naturali e abbandonare il più possibile i prodotti confezionati e le bibite che nascondono grandi quantità di zucchero.
Ecco alcune delle principali motivazioni scientifiche per provare a fare a meno di zucchero raffinato e dolcificanti artificiali.

  • Lo zucchero danneggia la memoria
    • Troppo zucchero e le abbuffate di dolci danneggiano la memoria. Un gruppo di ricercatori australiani dell’Università di Scienza Medica di South Wales, a Sidney, ha ipotizzato che consumare grandi quantità di zuccheri in un lasso di tempo breve può causare danneggiamenti permanenti alla nostra memoria. Lo studio in questione è stato pubblicato sulla rivista scientifica Brain Behavior and Immunity.
  • Lo zucchero è tossico e dannoso come fumo e alcol
    • Lo zucchero è calorico, fa aumentare la pressione, modifica il metabolismo e crea problemi al fegato. Si tratta proprio degli stessi danni provocati dal fumo e dall’alcol. Gli esperti dell’Università di San Francisco hanno messo in evidenza che i danni causati dallo zucchero sono molto simili a quelli dell’alcolismo. Lo zucchero è uno dei responsabili principali dei 35 milioni di morti all’anno per malattie come diabete e problemi cardiocircolatori.
  • Lo zucchero è un cibo killer per il cuore
    • Lo zucchero fa male al cuore, tanto che consumare troppi dolci e bevande zuccherate può triplicare il rischio di morire di malattie cardiache. A confermarlo sono gli studiosi americani del Centers for disease control and prevention di Atlanta. Sul banco degli imputati troviamo soprattutto il saccarosio, cioè lo zucchero bianco, raffinato. A parere degli esperti americani è proprio questo l’ingrediente che dovremmo eliminare dalla nostra alimentazione.
  • Lo zucchero è nemico della pressione come il sale
    • Lo zucchero è nemico della pressione sanguigna come o forse più del sale. Gli esperti stanno infatti indagando sulla connessione tra consumo di cibi e bevande zuccherate e il manifestarsi della pressione alta. I ricercatori che si sono occupati del nuovo studio la pensano così. Probabilmente una dieta più sana in generale, basata su frutta e verdura, cereali integrali e legumi, aiuterebbe persino a prevenire l’ipertensione, proprio perché povera di ingredienti raffinati come lo zucchero.
  • Metilgliossale, lo zucchero che danneggia il colesterolo
    • Il metilgliossale, uno zucchero presente ad esempio nel miele di Manuka, ma che può formarsi anche nel nostro corpo a partire dal glucosio, sarebbe in grado di trasformare il colesterolo HDL (noto come colesterolo buono) e di renderlo inefficace nei confronti del colesterolo LDL (cattivo). Secondo i ricercatori i ricercatori, gli alti livelli di metilgliossale nel sangue destabilizzano il colesterolo Hdl facendogli perdere le sue caratteristiche “protettive” e di conseguenza facendo diventare più pericoloso il colesterolo Ldl.
  • Lo zucchero raffinato accorcia la vita
    • Non solo è nemico della linea, ma anche della longevità. Secondo i calcoli della biologa Cynthia Kenyon e del team di ricercatori dell’Università di San Francisco che di recente si sono occupati di verificare il rapporto tra consumo di zucchero e longevità, l’oneroso pegno da pagare per un po’ di dolcezza in più corrisponderebbe al 20% di aspettativa di vita in meno.
  • Lo zucchero bianco e i dolcificanti artificiali sono ugualmente dannosi
    • Non soltanto il classico zucchero bianco, ma anche i dolcificanti artificiali possono risultare dannosi per la salute e innalzare la glicemia. Utilizzare dolcificanti artificiali come aspartame, saccarina e sucralosio non è una buona soluzione per evitare problemi di glicemia e soprappeso. Secondo gli esperti i dolcificanti artificiali alterano il normale metabolismo, innalzano la glicemia e in alcuni casi, in base agli esperimenti effettuati, conducono a sviluppare una condizione di pre-diabete.
  • Lo zucchero crea dipendenza
    • Zucchero, più ne mangi e più crea dipendenza. Per molti lo zucchero può diventare quasi come una droga e generare cattive abitudini. Gli effetti negativi sono subito sotto i nostri occhi: carie, diabete, aumento di peso, innalzamento dei valori del glucosio nel sangue. Uno studio condotto dall’Oregon Research Institute e pubblicato sul The American Journal of Clinical Nutrition ha provato come lo zucchero sia una spinta ad abbandonarci al desiderio incontrollato di cibo molto più di quanto non lo siano i tanto demonizzati grassi.
  • Lo zucchero provoca obesità e diabete
    • Tutti noi dovremmo ridurre il consumo di zucchero almeno fino al 30%. Gli esperti sono ormai certi del ruolo fondamentale che lo zucchero riveste nella comparsa di patologie gravi come il diabete e l’obesità. Lo zucchero è una sostanza che si trova nascosta in molti alimenti e bevande, preferiti soprattutto da chi segue un’alimentazione a base di cibi confezionati. I medici di recente hanno lanciato un vero e proprio allarme nel paragonare lo zucchero al tabacco. Per prevenire diabete e obesità, cerchiamo di limitare molto il consumo di zucchero raffinato.
  • L’aspartame e i suoi dannosi effetti neurocomportamentali
    • L’aspartame è sicuro o dannoso? Chi vuole evitare il classico zucchero bianco per motivi di dieta o di salute spesso va alla ricerca di alternative e tra i dolcificanti artificiali in commercio troviamo proprio l’aspartame. Sia l’Fda che l’Efsa reputano l’aspartame sicuro, ma secondo uno studio recente anche dosi considerate sicure di aspartame causano cambiamenti a livello neurocomportamentale, compresa la capacità di orientarsi a livello spaziale.

Meglio dunque, per salvaguardare la salute, disabituarsi gradualmente al sapore dolce e seguire un’alimentazione molto più naturale, che abbandoni sempre più sia lo zucchero raffinato che i dolcificanti artificiali.

10 Dic

La pasta promuove la perdita di peso come parte di una dieta a basso indice glicemico

La pasta consumata nel contesto di una dieta a basso indice glicemico (IG) non contribuisce all’aumento di peso e comporta una modesta perdita di peso rispetto a una dieta a IG elevato.

“La pasta è un esempio importante di un alimento che è considerato un carboidrato raffinato ma ha un basso indice glicemico”, scrivono Laura Chiavaroli, PhD, dell’Università di Toronto, Ontario, Canada e colleghi.

“Le diete a basso indice glicemico possono comportare una maggiore riduzione del peso corporeo rispetto alle diete a elevato indice glicemico perché gli alimenti a basso indice glicemico hanno dimostrato di essere più sazianti e ritardano la fame e diminuiscono l’apporto energetico successivo”, aggiungono.

“[E] incoraggiare il consumo di pasta nel contesto di un modello dietetico a basso indice glicemico non causa danni e può persino portare a una perdita di peso spontanea”, ribadiscono gli autori dello studio.

Lo studio è stato pubblicato il 2 aprile 2018 su BMJ Open.

I ricercatori hanno identificato 32 studi che hanno coinvolto 2448 adulti che hanno valutato l’effetto della pasta sugli indici globali e regionali del grasso corporeo nel contesto di modelli dietetici a basso indice glicemico. Le misure del grasso corporeo globale includevano il peso e l’indice di massa corporea; le misure del grasso corporeo regionale includevano la circonferenza della vita, il rapporto vita-fianchi e l’adiposità del diametro addominale sagittale.

“Le analisi congiunte hanno mostrato che la pasta nel contesto di modelli dietetici a basso indice glicemico ha avuto l’effetto di ridurre il peso corporeo di -0,63 kg rispetto al controllo con IG più elevato
Le analisi aggregate supportano nuovamente un effetto benefico della pasta nel contesto di una dieta a basso indice glicemico sull’indice di massa corporea, dove l’indice di massa corporea è diminuito di 0,26 kg / m2 rispetto alle diete di controllo con IG più elevato.

La perdita di peso a 0,63 kg con la pasta consumata in un contesto a basso indice glicemico era simile tra i partecipanti alle prove della durata di meno di 24 settimane e quelli delle prove della durata di 24 settimane e più.
“Questa scoperta è di particolare rilevanza poiché molti studi dietetici sono riusciti a dimostrare la perdita di peso a breve termine, ma non a lungo termine”, osservano i ricercatori. Riconoscendo che la pasta può variare ampiamente non solo nella forma ma anche negli ingredienti e nelle tecniche di lavorazione.

Alla richiesta di commentare lo studio, Elena Philippou, PhD, assistente professore di nutrizione-dietetica, Università di Nicosia, Cipro, ha detto che “Il consumo di pasta come parte di una dieta a basso indice glicemico non porterebbe ad un aumento di peso e potrebbe anche contribuire a una leggera perdita di peso”.

Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che il consumo di pasta come parte di una dieta a basso indice glicemico come la dieta mediterranea può avere un effetto positivo sull’aumento della sazietà, nonché possibili effetti benefici sul metabolismo del glucosio e dell’insulina, ha aggiunto, e quindi può aiutare a ridurre o prevenire insulino-resistenza e accumulo di grasso corporeo, in particolare grasso viscerale.
“Tutto con moderazione e come parte di una dieta sana a basso indice glicemico”, ha concluso Philippou.

Fonte: https://www.medscape.com/viewarticle/894883#vp_2

10 Dic

Alle porte del Natale

Preoccupato per i kg in più che potrai prendere durante le feste?

A volte bastano dei piccoli accorgimenti durante il resto dei giorni e delle scelte alimentari intelligenti per godersi in modo spensierato i pasti anche durante le festività

MYW8 è un percorso alimentare creato su misura, che mette da parte i sensi di colpa per un dolcetto di troppo mangiato a tavola con parenti ed amici!

Ti permette di ottenere uno stiIe di vita sano ed equilibrato senza rinunciare a nulla.

Il primo passo da fare é cambiare I’approccio alla propria alimentazione, non sul breve, ma nel lungo periodo, lasciandosi guidare dal nostro Staff di Nutrizionisti

10 Dic

Il Sale

Il Sale, ovvero il cloruro di sodio, permette al glucosio di passare daII’intestino direttamente nel sangue.

Più sale sarà presente nei cibi che mangiamo, più il glucosio passerà velocemente e abbondantemente nel sangue facendo attivare, di nuovo, la produzione dì insulina, che, come ormai sappiamo bene, é I’ormone imputato alla creazione delle molecole di grasso

Detto tutto ciò, possiamo quindi affermare che il sale non gonfia perché, come si pensa e si dice, trattiene I‘acqua creando ritenzione idrica, ma fa proprio ingrassare.

Da qui la deduzione che sia necessaria l’eliminazione del sale aggiunto alla nostra alimentazione, all’inizio tutto potrà sembrare insipido, vero, ma solo dopo qualche giorno si riassaporeranno i veri gusti, sfumature ormai dimenticate o addirittura mai provate perché coperte dal sale.

25 Nov

Prenditi cura di Te

È il nostro suggerimento, il nostro monito, il nostro consiglio, ciò che vorremmo che Tu facessi con il nostro supporto…
È informazione, notizie, suggerimenti. Vuole essere condivisione di esperienza, di stile di vita…
È un diario di bordo al quale ognuno può partecipare, apportando il meglio di sé…

Si compone di diverse rubriche, ognuna con la sua rilevanza, ognuna curata secondo competenza e professionalità, ognuna a suo modo condivisa e condivisibile…

Sapevi che… tutte le info e le news che riguardano l’alimentazione, gli studi e le evoluzioni sul cibo, sulle ricerche scientifiche e quant’altro…

A cura della ‘Scientific MYW8 Community’ ovverosia l’approfondimento medico scientifico, le riflessioni e le argomentazioni del nostro Comitato Etico Scientifico sulle fondamenta del progetto e sui temi attuali della salute e dell’alimentazione

Parlaci di Te, condividiamoci, raccontare se stessi e le proprie esperienze è il maggior e miglior regalo che possiamo fare agli altri, anche a chi non conosciamo, anche a chi pensa di non averne bisogno, ed è il maggior e miglior modo per diffondere un pensiero positivo, perché si le difficoltà ci sono e perché si, si possono superare… anche insieme…

MYW8’s Chef… alla scoperta della passione più o meno innata che è in te… dal suggerimento al piatto finito, passando per ricette e buon gusto fino al risultato, condivideremo foto e commenti,

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