25 Nov

Indice Glicemico ed Insulina… quanto contano per NOI

La durata della vita di un uomo è inversamente proporzionale alla lunghezza della sua cintura! Cosa significa? Che se hai la “pancia grossa” (circonferenza addominale maggiore di 102 nell’uomo e di 88 nella donna) hai molte più probabilità di ammalarti.

Molte patologie dei nostri giorni – diabete ipertensione patologie cardiovascolari – sono correlate ad un aumento del grasso intraviscerale.

Alcuni alimenti più di altri favoriscono l’accumulo di grasso addominale: sono gli alimenti ad alto indice glicemico.

Per indice glicemico di un alimento si intende la velocità con la quale l’assunzione di tale alimento aumenta la glicemia rispetto ad un eguale quantità di glucosio. L’indice è espresso quindi in termini percentuali: un indice glicemico di 50 significa che l’alimento innalza la glicemia con una velocità che è la metà di quella del glucosio (100).

Gli alimenti in grado di innalzare la glicemia sono i carboidrati. Esistono tre tipi di carboidrati:

1 – monosaccaridi, come il glucosio ed il fruttosio, galattosio contengono una sola molecola di zucchero;

2 – disaccaridi (zuccheri semplici), come il saccarosio, il lattosio ed il maltosio, sono costituiti da due molecole di zucchero legate assieme;

3 – polisaccaridi (carboidrati complessi), come l’ amido, il glicogeno e la cellulosa, sono formati dal legame di diversi monosaccaridi, creando lunghe molecole.

Il cibo che ingeriamo, una volta digerito, viene assorbito a livello intestinale e trasportato al fegato dove i carboidrati in esso contenuti sono trasformati in glucosio. Questo può essere rimandato nel sangue che lo porta alle cellule a scopo energetico o, se nell’organismo vi è una quantità di glucosio superiore a quella di cui si ha bisogno, l’eccesso viene trasformato in glicogeno e diventa riserva nel fegato oppure in grasso per essere immagazzinato nel tessuto adiposo

Per mantenere il glucosio del sangue entro valori tollerabili interviene il pancreas, secernendo insulina. Quindi, un’assunzione eccessiva di carboidrati produce un aumento della glicemia e innesca il rilascio dell’insulina che riequilibra la situazione. Quando questo meccanismo si rompe si sviluppa il Diabete.

Il picco insulinico è tanto maggiore quanto più alto è l’indice glicemico dei carboidrati assunti. Sappiamo che più la risposta insulinica è alta, maggiore è il rischio di prendere peso e in questo caso il grasso tende ad accumularsi soprattutto a livello intraviscerale facendo aumentare il volume dell’addome.

Ma non solo: più l’insulina si alza con gli alimenti più si genera infiammazione, con conseguente aumento di malattie cardiovascolari (ictus, infarto, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, dolori, stress ossidativo, eccetera).

Da qui l’importanza di conoscere l‘indice glicemico degli alimenti e cercare di consumare soprattutto cibi a basso indice glicemico

Quando consumiamo un alimento ricco di carboidrati incameriamo delle calorie a scopo prevalentemente energetico, ma le calorie dei carboidrati non son per niente tutte uguali! Alcuni carboidrati – come il fruttosio contenuto nella frutta – quando arriva nel nostro circolo sanguigno, non necessita di insulina per essere messo in riserva o utilizzato, mentre tutti gli zuccheri composti di glucosio (dall’amido dei cereali e delle patate al saccarosio che mettiamo nel caffè) hanno bisogno dell’insulina per essere utilizzati.

L’insulina è un ormone molto importante per la nostra sopravvivenza, mette in riserva sotto forma di grassi lo zucchero che in circolo diventerebbe dannoso, promuove la crescita di tutti i tessuti, anche di quello muscolare.

Regola l’espressione di molti geni e anche il bilanciamento del colesterolo, ma quando è in eccesso favorisce l’ingrassamento e causa fame, provoca contemporaneamente l’aumento del colesterolo cattivo (LDL) e la diminuzione del buono (HDL), aumenta le infiammazioni delle gengive delle articolazioni, predispone al diabete, mette in circolo fiammate di estrogeni che possono portare all’insorgenza di dolori premestruali, alla formazione di cisti ovariche, fino a favorire lo sviluppo di tumori ormonosensibili.

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